Scritti vari

Su Critica Letteraria l’intervista che mi ha fatto Antonio Demontis

Pubblico anche su questo sito la prima domanda dell’intervista uscita il 21 marzo sul sito critica letteraria: non sempre capita di poter rispondere a domande davvero interessanti.

Giacomo Debenedetti in apertura del suo fondamentale saggio su Carlo Michelstaedter scriveva: «la vita ha, per sua legge, l’illuso e contraddittorio protendersi verso la dissoluzione di se medesima». In questo «antico motivo di sbigottimento e di doglia» Debenedetti individuava l’asse portante dell’intera architettura filosofica dell’intellettuale goriziano. È azzardato, secondo Lei, pensare che se Debenedetti avesse letto i suoi romanzi avrebbe scritto qualcosa di molto simile? In fondo, i suoi personaggi, mi riferisco principalmente a Ettore Fossoli di Vita e morte di Ludovico Lauter, Serafino Pinna de Il primo passo nel bosco e Nello Bruni di Quando tutto tace, sono uomini tormentati dalle dicotomie Realtà-Finzione, Verità-Menzogna, o, per dirla con Michelstaedter, Persuasione e Rettorica, che solo nel tardivo riconoscimento dell’identità profonda tra vita e morte riescono a trovare un lieve sollievo esistenziale.

“Questo richiamo a Michelstaedter mi fa molto piacere e mi fa pensare a una riflessione che facevo per conto mio qualche giorno fa. Nei miei romanzi c’è sempre almeno un personaggio che si suicida. Non saprei dire perché, ma il suicidio è per me un nucleo irresistibile dal punto di vista narrativo come dal punto di vista esistenziale. Credo contenga tutte le tensioni di una vita concentrate in un attimo fondamentale: contiene le verità possibili assieme al loro smascheramento.
È vero che tutti i miei personaggi giocano sul filo dell’autodistruzione; e al tempo stesso gridano, o implorano alla loro maniera, il bisogno di esistere e di essere riconosciuti. Direi perfino che i miei stessi romanzi, ciascuno in sé e poi l’uno rispetto all’altro, sono carichi di una tensione autodistruttiva. Si compiono per negarsi (come nel Lauter) o esplodono in corso d’opera come in Quando tutto tace. Ognuno inoltre è diverso dall’altro, quasi nega il precedente: è come se li scrivessi per spiazzare ogni volta innanzitutto me stesso, e poi il lettore.
Per restare con una citazione nel mondo greco, che era caro a Michelstadter, potrei forse dire che ogni romanzo che ho scritto si sente colpevole di esistere e paga il fio a tutti quelli che non ho scritto o non ho saputo scrivere. Perciò forse tende a dissolversi nel suo contrario”.

ecco l’indirizzo da seguire per leggere il resto
http://www.criticaletteraria.org/2012/03/il-salotto-intervista-ad-alessandro-de.html

Lucéram, dove nascono i presepi.

Siamo quasi a Natale. Vi propongo una piccola storia che racconta come da un’idea semplice possa nascere qualcosa di bello per un intero paese. La dedico a tutti quei sardi (e calabresi, e piemontesi, e molisani, ecc) che spesso si disperano per i loro paesi che muoiono. Continua →

Un esperimento mentale a Teulada

Caro Gianfranco. Ora vengo alla seconda questione. La disoccupazione a .

Provo a spiegarti anche qui cosa intendo. Non ho esperienza di amministrazione pubblica e dirò senz’altro qualche corbelleria, ma mi pare che, con le dovute correzioni, l’idea che segue sia praticabile. La si può prendere come una specie di esperimento mentale (per usare un linguaggio galileiano). Diciamo un’ipotesi per il futuro. Diciamo, se vuoi, un augurio o una speranza. O anche soltanto un gioco. Continua →

Teulada e Donibane Lohizune.

Dopo che ho pubblicato sul mio sito il pezzo su , tra i vari messaggi ne sono arrivati due di Gianfranco, che mi poneva due questioni.  La mia risposta è un po’ lunga. Me ne scuso.

Ecco le questioni.

“Qualcuno dimentica che un paese come pur essendo un paese considerato “costiero” sta subendo uno spopolamento giovanile dovuto alla carenza, anzi alla mancanza di lavoro, Continua →

Terra e cultura. Ovidio Marras, un pastore che ne sa più di Draghi.

La cultura è un bene che genera vita. Questo terribile momento di crisi che il mondo sta vivendo contiene forse una grande occasione: salvare soltanto quelle cose che ne generano altre. Conservare solo ciò che davvero serve a rendere la vita possibile e bella.

Questo è la cultura, per me. Questo sono i libri.

Per questo è importante avere una storia e saperla proteggere e raccontare. Per questo bisogna coltivare la curiosità per capire e far propria  anche la storia degli altri. Continua →

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