Così scrive Véronique Cassarin-Grand: “Dans un univers aux accents orwelliens, Alessandro De Roma tisse une intrigue dérangeante où les ressorts d’une manipulation machiavélique ne se révèlent qu’à la toute dernière page. Sidérant”.
Recensioni
Sulla rivista dei librai francesi “livres-hebdo” la prima recensione di “la fin des jours”
14 apr 2012 at 11:40
Ecco un estratto “Cette fable construite sur un modèle de société anti-utopique a le bon goût de ne pas sacrifier l’efficacité du récit à la “justesse politique” du propos… une parabole sur la dignité et le droit, le prix à accorder à la capacité des hommes à vivre ensemble. Ce récit d’anticipation paranoïaque voisine dans ses meilleurs moments avec les grands modèles du genre, Philip K. Dick, Orwell, Huxley et surtout l’admirable “Nous Autres” de Zamiatine”. Olivier Mony
In libreria, di venerdì 13, è già la fine dei giorni
13 apr 2012 at 18:50
Da oggi in tutte le librerie francesi è arrivato il mio secondo libro, “la fin des jours”, nella collezione du monde entier Gallimard (e sempre nella bellissima traduzione di Pascal Leclercq).
Su Critica Letteraria l’intervista che mi ha fatto Antonio Demontis
22 mar 2012 at 14:24
Pubblico anche su questo sito la prima domanda dell’intervista uscita il 21 marzo sul sito critica letteraria: non sempre capita di poter rispondere a domande davvero interessanti.
Giacomo Debenedetti in apertura del suo fondamentale saggio su Carlo Michelstaedter scriveva: «la vita ha, per sua legge, l’illuso e contraddittorio protendersi verso la dissoluzione di se medesima». In questo «antico motivo di sbigottimento e di doglia» Debenedetti individuava l’asse portante dell’intera architettura filosofica dell’intellettuale goriziano. È azzardato, secondo Lei, pensare che se Debenedetti avesse letto i suoi romanzi avrebbe scritto qualcosa di molto simile? In fondo, i suoi personaggi, mi riferisco principalmente a Ettore Fossoli di Vita e morte di Ludovico Lauter, Serafino Pinna de Il primo passo nel bosco e Nello Bruni di Quando tutto tace, sono uomini tormentati dalle dicotomie Realtà-Finzione, Verità-Menzogna, o, per dirla con Michelstaedter, Persuasione e Rettorica, che solo nel tardivo riconoscimento dell’identità profonda tra vita e morte riescono a trovare un lieve sollievo esistenziale.
“Questo richiamo a Michelstaedter mi fa molto piacere e mi fa pensare a una riflessione che facevo per conto mio qualche giorno fa. Nei miei romanzi c’è sempre almeno un personaggio che si suicida. Non saprei dire perché, ma il suicidio è per me un nucleo irresistibile dal punto di vista narrativo come dal punto di vista esistenziale. Credo contenga tutte le tensioni di una vita concentrate in un attimo fondamentale: contiene le verità possibili assieme al loro smascheramento.
È vero che tutti i miei personaggi giocano sul filo dell’autodistruzione; e al tempo stesso gridano, o implorano alla loro maniera, il bisogno di esistere e di essere riconosciuti. Direi perfino che i miei stessi romanzi, ciascuno in sé e poi l’uno rispetto all’altro, sono carichi di una tensione autodistruttiva. Si compiono per negarsi (come nel Lauter) o esplodono in corso d’opera come in Quando tutto tace. Ognuno inoltre è diverso dall’altro, quasi nega il precedente: è come se li scrivessi per spiazzare ogni volta innanzitutto me stesso, e poi il lettore.
Per restare con una citazione nel mondo greco, che era caro a Michelstadter, potrei forse dire che ogni romanzo che ho scritto si sente colpevole di esistere e paga il fio a tutti quelli che non ho scritto o non ho saputo scrivere. Perciò forse tende a dissolversi nel suo contrario”.
ecco l’indirizzo da seguire per leggere il resto
http://www.criticaletteraria.org/2012/03/il-salotto-intervista-ad-alessandro-de.html
La fin des jours tra poco in Francia, con una copertina bianca
20 mar 2012 at 14:49

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